Trump affossa il G7, rifutando di firmare per gli Stati Uniti il documento finale, e dimostra agli alleati storici tutta la propria spregiudicatezza nel sacrificarli sull’altare di un possibile nuovo ordine globale non più atlantico. Una scommessa sul futuro che potrebbe mettere a rischio una visione della democrazia come unica patria del libero mercato: una reazione ad una sconfitta culturale e un rifiuto delle vecchie complicazioni morali ancora così in voga nella vecchia Europa.

La globalizzazione come segno dell’espansione dei valori occidentali e della conquista di nuovi mercati, non è messa in discussione dagli integralisti islamici, dai poveri e dagli esclusi, ma dal populismo del potere insofferente verso la logica della partecipazione politica, dell’educazione culturale, del progresso civile. Una perversione ideologica del realismo politico ha portato all’odio della realtà umana, all’adozione di strumenti di tortura per la raccolta del consenso, ad una contraddizione che potrebbe sfociare nella schizofrenia politica e nell’annullamento del conflitto interno. La Russia e la Cina sembrano aver dimostrato che il capitalismo può vivere in assenza di democrazia e può produrre allo stesso tempo nuove formule di equilibrio di potenza e di governo delle relazioni internazionali: gli Stati Uniti non esistono più per dimostrare il contrario.

Entro questa logica malata, che dimostra nient’altro che una crisi di identità occidentale, prosperano i barbari in ogni dove e si riconoscono tra di loro: deve essere stato un bell’incontro quello tra Trump e Conte.

 

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